Visualizzazione post con etichetta hera. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta hera. Mostra tutti i post

to be governed


Hexham, Hera, 6 Maggio 2501
- La prossima volta butteranno la chiave, Jules.
Thomas la guardò alzarsi da dietro le sbarre della cella dello sceriffato, in cui era stata trattenuta per cinque giorni, mentre tutti i suoi compagni erano stati lasciati andare. Lo sceriffo capo, il vecchio Beckett (che era anche suo padre) sperava di spaventarla abbastanza da dissuaderla a ficcarsi di nuovo nei guai con gli anarchici di Youngstown. 

Il vecchio Beckett, però, era appunto un vecchio, e per quanto avesse in simpatia i Bernard, non li aveva mai veramente capiti. Thomas, invece, con i Bernard era andato a scuola. Li aveva visti protestare da ragazzini contro i maestri ("e i loro sistemi retrogradi e totalitari") e li aveva guardati prendere bacchettate sui palmi e i dorsi delle mani fino allo strenuo, senza mai cedere di un passo. Li aveva visti consegnare volantini per lo sciopero di fronte alle fabbriche, sotto il naso dei padroni, e si era sentito prendere spietatamente in giro quando aveva seguito le orme di suo padre, entrando allo sceriffato di quartiere. Non era neanche la prima volta che andava a tenerle compagnia mentre si trovava in cella.
- Lo dice tuo padre?
- Già.
- Rispondigli che i cani dei padroni non ci spaventano.
- Mio padre non è un cane.
- Lo sei anche tu.
Avevano avuto quella conversazione altre volte. Il quieto affetto che aveva sempre navigato tra di loro si era rappreso e nascosto sotto la retorica anarchica. Le aveva cambiato la voce (Thomas avrebbe potuto giurarlo), rendendola più roca e più aggressiva. Prima era più dolce. Si diceva: il suo problema è che ha scelto la causa sbagliata, perché la giustizia ce l'ha sempre avuta nel sangue. Come quella volta che lei e Richard avevano dato una lezione ai ragazzini che gli avevano preso le biglie, o come quando avevano rubato le torte dell'evento di beneficenza che la moglie di Rayes e le sue amiche avevano organizzato per Boros, ridistribuendole boccone per boccone a tutti i figli dei poveracci di Youngstown, di cui facevano parte anche loro, di cui facevano parte tutti tranne pochi, di cui aveva fatto parte anche lui. E' per questo che lui riusciva a capirla, Jules Bernard: erano cresciuti con la stessa fame. 

Ma lei aveva qualcosa di diverso, un'irrequietezza che le vibrava sotto le suole delle scarpe bucate. Qualcosa da dimostrare, dicevano a Hexham: i poveracci con qualcosa da dimostrare sono i più pericolosi di tutti. E per quanto i Bernard fossero scaltri, chi aveva gli occhi aperti sapeva che prima o poi una delle loro bravate anarchiche sarebbe andata male, li avrebbero presi e li avrebbero sbattuti in galera (la galera vera, non le celle dello sceriffato), e tanti saluti. La vide sollevarsi dalla branda e misurare un piede alla volta il quadrato di mattoni e mura rinforzate in cui era incastrata, per l'ennesima volta.
- E' quel Carver, no? Alan Carver? Non ti dovresti fidare di quello, è uno che porta guai, ne puoi sentire la puzza da lontano.
- Alan puzzerà di guai, ma almeno non puzza di servo.
- Mio padre dice che i servi campano a lungo.
Vide Jules spingersi sulle sbarre, avvolgerle con i pugni e poggiare la fronte sul ferro, facendo forza sulle braccia contratte per sollevarsi di pochi centimetri da terra: aveva un corpo teso, fatto di muscoli e lavoro, con le prime cicatrici e un tatuaggio fresco dietro la spalla. Lei lo guardò così da vicino che gli fece girare la testa.
- Meglio vivere poco ma con la testa alta. 
Thomas deglutì, ma la verità è che l'aggressività di Jules non gli era nuova, e lui, a diociott'anni - un uomo fatto e finito, diceva sua madre - non poteva certo lasciarsi intimorire da una ragazzina. 
- Che ne sai di Carver, comunque? Potrebbe essere figlio di chiunque. Non è di Youngstown, qui nessuno l'ha visto prima.
- Il 'Verse non inizia e finisce con Youngstown, Tom. 
Jules si spinse indietro, lasciandogli addosso il vago sentore di un'occasione mancata (qualcosa che avrebbe potuto dire meglio, una battuta che si sarebbe potuto risparmiare in favore di un'osservazione un po' più salace, ma troppo in ritardo?). La guardò ritirarsi, tornare a stendersi sulla sua branda, senza guardarlo.
- A tuo padre puoi dirgli che mi ci può tenere per un mese, qua dentro. Non mi faccio spaventare dal cane di Reyes. 

- - - - -

Halifax Prison, Hera, 2 Dicembre 2506
- Che cazzo, Jules...
- Che ci fai qui?
Jules lo guardò attraverso l'occhio pesto, parlò con un labbro spaccato, strinse le spalle su una costola incrinata. Il carcere non le aveva spento la rabbia nello sguardo, ma di sicuro le aveva asciugato la carne sulle ossa. Aveva un aspetto nodoso, l'aspetto di un cane randagio che lotta per la salvezza pochi minuti prima di essere abbattuto. Aveva avuto ragione suo padre, il vecchio Beckett, a dire che in carcere non sarebbe arrivata neanche a superare il quinto mese.
- Tua madre mi ha chiesto di venire a vedere come stavi.
- Dille che sto bene.
- Che ti è successo?
- Una discussione con questi criminali di merda.
- Sei in una prig--
- Mia madre sta bene? Sybil, Jermaine?
- Stanno bene.
- Lavorano?
- Lavorano.
- Richard?
Thomas rimase in silenzio. Richard lo aveva visto la settimana prima, nel centro detentivo di Tottenham, a sud. Non aveva una bella cera, e Jules lo capì. 
- Che ci fai qui, Tom?
- Ho parlato con il procuratore, dice che con una buona parola dello sceriffo locale può commutare la pena in un servizio civile. 
- Non lo danno il servizio civile per quello che ho fatto io.
- Lo danno se il servizio civile ti fa rischiare la vita. Sta partendo un battaglione, da Youngstown.
Jules soffiò tra i denti, il disgusto depositatosi sulla pelle.
- Con il cazzo che vado ad ammazzare gente che non conosco per conto dei padroni di questo pianeta di merda. Se la combattano loro la loro guerra fottuta. Non hai letto un cazzo del disegno politico dell'interplanetarismo?
- Preferisci rimanere qui per i prossimi sei anni?
La domanda le bruciò sulla pelle, e invece di rispondere subito si morse la lingua. Rimasero in silenzio, a guardarsi, per un momento lunghissimo.
- Richard.
- Richard cosa.
Jules sospirò, si passò le mani sulla faccia, spazzandosi via dagli occhi il seme della disperazione. Aveva i polsi incatenati.
- Puoi far ottenere lo stesso accordo a Richard?

pearls before swine


- Non è famiglia tua.
Le camerate di Hall Point sono per tutti quelli che non possono permettersi una stanza intera e si accontentano invece di un posto letto. E' notte fonda (o almeno: lo è su qualche pianeta dei sistemi più vicini allo skyplex) quando sente i piedi di Pearlie Chapman tallonarle le scapole. Si preme un palmo sulla tempia e spera che quella sensazione svanisca presto. Si decide a risponderle solo quando capisce che non andrà via senza aver fatto sentire qualche altro calcio.
- Lo so.
- Non è nemmeno un tuo amico.
- So anche questo.
- Perché?
- Perché cosa.
- Perché non è un tuo amico? 
- You fockin' kiddin' me?
- L'aria da non-me-frega-un-cazzo la condividete bene. Fareste un sacco di bei ragazzini apatici.
Se potesse cavarsi dalla testa la risata stridula di Chapman lo farebbe, ma la verità è che sentirla vicino in qualche modo riesce a consolarla, a farle sentire calore. Perché quel calore lo sente: sente il suo corpo ai piedi del letto e il modo fastidioso in cui tira le coperte e rosicchia spazio sul materasso a una piazza puzzolente del sudore di tutte le persone che a un certo punto hanno deciso di scoparci sopra. Non la cerca con gli occhi, però: questo l'ha imparato presto.
- Cristo Bernàrd, fattela una risata ogni tanto. Non sei ancora morta.
- Stasera gli ho detto che vivere è un inconveniente.
- Di sicuro ti comporti come se lo fosse.
- Sono mesi... un anno ormai, che navigo, e non so dove cazzo sto andando.
- Sei sempre stata piuttosto drammatica nel gestire il lutto. Ti ricordi quando tirò le cuoia quel gatto a cui andavamo a portare da mangiare ogni giorno? Gesù, non hai parlato per un mese. Pensavo ti saresti buttata dal tetto della scuola.
- Avevamo otto anni.
- Yeah, well. Still.
- Non ho intenzione di perdere più nessuno.
- Non c'è rischio, finché continuerai a tenere tutti a un braccio di distanza.
- Esatto.
Sente Chapman sospirare e arrampicarsi lungo il letto. Rabbrividisce nel sentire le sue unghie sempre troppo lunghe bussarle sulla nuca. Le fa posto, si lascia respirare contro una guancia. Ha un respiro caldo e odora di tabacco Cheltenham: lo può sentire così bene da farle paura.
- Sai una cosa, Jules: dovresti ricominciare a comprare nootropam. 
- Il nootropam mi schiarisce la testa, Pearlie.
- E da quando è una cosa negativa?
- Da quando pensare chiaramente è una cazzo di tortura. 
- Sapresti metterci una data?
- Sì. 
- Ti manco, Bernàrd?
- Qualche volta.
- Potresti farti viva, tanto per cambiare.
- Ho altro da fare.
- E cosa, sei sola come una fottuta stronza.
- Meglio così.
- Bernàrd.
- Cosa.
- Non chiamarmi mai più Pearlie o ti ammazzo, giuro su Dio.
Le lascia un bacio umido dietro l'orecchio che la fa addormentare. Quando si risveglia, ore più tardi, Chapman se ne è già andata via da un pezzo.

go go go

Hexham, Hera, 6 Ottobre 2502

- E' una buona idea.
Se Richard stesse provando a convincere sua sorella o se stesso non era chiaro.
- Andrà bene.
Avevano il passo oscillante di tutti gli operai esausti che tornavano a casa a quell'ora dopo aver bevuto almeno un paio di pinte: lento e impreciso perché se lavori dalle sei della mattina alle sei della sera sei sempre stanco, ma non hai voglia di tornare a casa tua per addormentarti e, il giorno dopo, riniziare daccapo. Richard di certo non ne aveva voglia, e sua sorella minore - che aveva diciott'anni e nel circuito delle fabbriche c'era entrata solo poco più tardi di lui - non sembrava neanche lei apprezzare in maniera particolare la catena di montaggio.

Lei annuì, ma senza guardarlo. Jules non era mai stata una persona da tante parole, e forse per questo quelle rare volte in cui parlava tutti si azzittivano per ascoltarla. Ma non quella sera. Andrà bene, lui l'aveva ripetuto per ore, per decine di sigarette fumate e distribuite l'una dopo l'altra attorno al tavolo che Sean riservava sempre per loro nella bisca del suo locale. Ognuno si era espresso - addirittura Fred già ubriaco a inizio serata, e poi quell'Alan, l'uomo del mistero, che veniva da chissà quale angolo del pianeta (Fiona diceva dalle Highlands) e si guadagnava da vivere chissà come, Alan che aveva la voce di un fiume in piena, la stessa potenza travolgente (e guardava sua sorella strano, per questo Richard lo odiava).
- Arriviamo mezz'ora prima e quando arrivano tutti sbarriamo i cancelli e ci incateniamo all'ingresso, e diciamo che i cancelli della fabbrica non aprono finché non ricevono la nostra delegazione, e nessuno lavora finché Reyes non fa l'accordo sui turni, e...
Parlava a bassa voce e aveva l'impressione che sua sorella non lo ascoltasse. Quando svoltarono per uno dei centinaia di vicoli senza nome di Youngstown, sentì la mano fresca di Jules prenderlo per il collo del cappotto e strattonarlo indietro. Lui dondolò all'indietro e le spinse contro uno sguardo annacquato e interrogativo. La osservò: sembrava quasi annusasse l'aria. Lui irrigidì ogni singolo muscolo nel silenzio, tentando di spazzarsi via l'alcol dal cervello.

Il passo successivo lo sentirono entrambi, e tagliò loro il fiato nella gola. 
- Vai vai vai.
Richard le afferrò le spalle e la spintonò nello spazio sottile che separava due case basse di argilla e mattoni, mentre lo sguardo inquieto rimbalzava tra i tre picchiatori che confluivano verso di lui da direzioni diverse. Vai vai vai, Jules strisciò tra i due muri all'indietro con il cuore che le esplodeva nel petto e lo scorcio di macchie scure che risucchiavano suo fratello in un vortice di botte e ossa spezzate.

- - - - - -

Oak Town, Greenfield, 8 Gennaio 2517

Vai vai vai, Jules corre nella neve lasciando al centro della Main Street un ammasso di botte e ossa spezzate. Si toglie il passamontagna solo quando ha ormai raggiunto il cavallo e resiste alla tentazione di spronarlo al galoppo. Ma gli mormora sulla criniera vai vai vai, col cuore che le esplode nel petto e i polsi che le tremano violentemente. Riprende a respirare solo un paio di miglia più avanti, quando si immette in una delle principali direttrici che portano ai ranch e ai campi. Lì incontra carri colmi di braccianti, cowboy, decine di capi di bestiame in transito. Vai, vai, vai mormora sulle pasticche che manda giù. Poco dopo il cuore è calmo e lei è pronta a iniziare una giornata di duro lavoro.

- - - - - -

Hexham, Hera, 7 Ottobre 2502

Non c'erano mai stati segreti a Youngstown, e che il maggiore dei Bernard era stato pestato a sangue fu una notizia che si diffuse piuttosto rapidamente davanti ai cancelli della fabbrica, poco prima dell'apertura. Fred (che all'alba era sempre già ancora ubriaco dalla sera prima) aveva scalciato sul posto mentre Alan provava a trascinarlo nella sua ottima oratoria - una volta tanto, con scarsi risultati -. Quando Jules arrivò, la folla le si aprì di fronte con un sospiro di stupore. Sembrava più alta, e anche se aveva il capo chino era difficile non notarle addosso il labbro spaccato. I ragazzi le si raccolsero attorno. Come sta? Eravate insieme? Chi cazzo è stato? E' stato Reyes, non è così? Lei aprì la bocca e tutti si zittirono.
- L'hanno operato perché sanguinava dentro per tutta la notte, l'hanno richiuso due ore fa... dicono che se domani si sveglia è andato tutto bene e si riprenderà, se domani si sveglia.
Si passò la mano sulla faccia.
- Ho visto Thorton e i suoi cazzo di capelli rossi-- erano i picchiatori di Reyes. Deve aver sentito che stavamo organizzando oggi. 
Cristo, lo dissero tutti a turno, mentre Alan passava in rassegna le facce pallide di ognuno, col verme della sconfitta che gli ribaltava lo stomaco. Quando Jules tornò a parlare, gli occhi gli si illuminarono.
- Andiamo avanti lo stesso.
Cosa?, chiese Fred.
- Lo facciamo lo stesso, per Rick. Per quando si sveglia. 
Per quanto non fossero le giuste motivazioni, erano anche le motivazioni che nessuno avrebbe mai rifiutato. La tenacia che bruciava sul fondo scuro dello sguardo della seconda Bernard, una diciottenne sottile con lunghi capelli bruni, era sufficiente a far vergognare tutti loro di qualsiasi defezione di azione o sentimenti: si sparsero presto nella folla, per avvisare che lo sciopero sarebbe iniziato lo stesso, che si sarebbero lo stesso incatenati ai cancelli.

Si incamminò anche Jules, ma Alan la prese per un braccio e se la avvicinò al busto, per poterle guardare il viso dall'alto verso il basso.
- Hanno preso anche te.
Le sfiorò il labbro spaccato con una nocca, delicatamente, nello sguardo chiaro incastrato un sorriso sofferente, desolato.
- E' stato mio padre. Dice che quando Richard si sveglia dà il resto pure a lui.
Alan rise piano. Jules accennò un sorriso sfuggente, che le fece male alla bocca. Scrollò le spalle e fece un passo di lato, piena di disagio buono, pronta a smarcarsi.
- Aspetta. 
Alan mise le mani in tasca e frugò. Estrasse poco dopo un pugno che schiuse di fronte a lei: sul palmo, una spilletta di metallo dipinto e lavorato per rappresentare una rosa nera su uno stelo sottile, con tre spine: il simbolo del primo circolo anarchico di Dane End, a sud. Lei la prese con la stessa cautela con cui si prende qualcosa che potrebbe esplodere da un momento all'altro.
- Solo per i veri rivoluzionari.
Lei gli puntò gli occhi contro, un attimo prima che lui le sfiorasse una guancia con il pollice e indietreggiasse, lasciandola libera.
- Andiamo a far tremare la terra sotto i piedi di questi stronzi, adesso. 

pegasus in my arms



Tulsa, Bullfinch, 28 Dicembre 2516

Due ore dopo cena, Brandon sa sempre dove trovarla: è stato lui ad insegnarle dove trovare la legna asciutta per fare il fuoco nelle vicinanze della vecchia torre di mattoni dove, prima della guerra, andavano a cantare insieme. Quando gli eventi permettevano a tutti loro di trovarsi a Tulsa nello stesso momento, aspettavano che Olivia si addormentasse e poi scivolavano via dalle finestre come gli adolescenti, svegliavano i cavalli e galoppavano fin lì. Fino alla vecchia torre in mattoni diroccata. Brandon lasciava Aurore a casa, Bethel portava ogni tanto Matt e Bastian strofinava le nocche contro la fronte di Jules, insegnandole parole magiche per scongiurare le maledizioni. Vivete di superstizioni su questo pianeta del cazzo, diceva lei, ma lo diceva ridendo, con il cuore mille parsec distante dalle fabbriche di Hexham e dal circolo anarco-rivoluzionario di Youngstown. Il cuore è ancora lontano da Hera, ma è lontano anche da Bullfinch e da Tulsa, dal Rose Ranch e dal Morgan River. E' lontano da Brandon, anche se lo può sentire arrivare alla vecchia torre, infilarsi oltre la porta scardinata, scivolare di fronte a lei, di fronte al fuoco, senza guardare troppo al lungo gli arnesi di tortura che giacciono tra la polvere e i ciuffi d'erba più aggressivi che sono riusciti a farsi spazio tra le spaccature della pavimentazione; senza guardare le costellazioni che si è aperta nelle braccia.
- Cristosanto, Jules...
 E' la prima volta che la chiama per nome da quando è tornata, e non è un caso che lo mormori quando lei non può sentirlo. Le osserva lo sguardo appannato perso nel fuoco, le pupille dilatate fino a rendergli difficile ricordare di che colore abbia gli occhi, il corpo sciolto e arreso, calmo. Lei respira lentamente e Brandon si tortura le mani nell'impazienza di vederla tornare lucida, pur sapendo di riuscire a starle accanto - a guardarla - solo in queste condizioni: quando lei non è davvero lì. 

Brandon Quinn è un uomo paziente, e se ha posti migliori in cui trovarsi, in quel momento, non sembra rendersene conto. Quindi rimane nella torre diroccata ad alimentare il fuoco perché nessuno dei due rischi l'ipotermia, e le permette di passare dall'oblio al sonno senza disturbarla.

- - - - - 

- Hai visto il lupo? 
Brandon riesce a riaversi seguendo il debole filo rosso della voce di lei. Solleva la testa dalle gambe su cui l'aveva poggiata, si passa entrambe le mani sulla faccia e ve le strofina sopra con vigore assonnato.
- Il lupo?
- Un lupo. E' entrato.
Lui si guarda attorno, sperando di venir sorpreso dalle fauci spalancate di un mastino impaurito rimasto incastrato nella torre. Ma non si sorprende quando non trova niente.
- Non c'è nessun lupo.
- Ora no. Prima.
- Avremmo sentito i cavalli.
- Non l'hanno sentito.
Deglutisce. Oltre la brace viva lasciata da un fuoco ormai spento, c'è la vedova di suo fratello che solleva il busto e si lecca labbra incrostate di fuliggine. Scuote il capo e si tiene nel petto un nodo di angoscia profonda, desolata.
-  Vieni, ti riporto a casa.
Lei è troppo stordita per protestare, e ha troppo freddo per pensare che togliersi da lì sia meno che una buona idea. Si tira su a fatica, ma prima di andare via si assicura di aver sepolto la brace sotto la cenere. 

your face


Mi piaci quando parli con le bestie diceva Bastian, che un po' bestia era anche lui, tutto sfatto e inselvatichito da quei posti dove neanche ci arrivava l'elettricità, e i messaggi se li spedivano ancora con le lettere, quelle scritte a mano che a me hanno sempre ricordato le stupide liste di richieste che mia madre scriveva ai padroni. Quarant'anni ci si è spaccata la schiena tra Cheltenham ed Hexham, quarant'anni, e di sicuro non riuscirebbe a dire ad alta voce una sola volta in cui ha ottenuto qualcosa di quelle liste lunghissime di richieste per le lavoratrici della fabbrica. Magari le piacerebbe quest'angolo di cielo tra Commerce e Grand Saline, ci si abituerebbe all'aria pulita che respirano qua nonostante le acque sulfuree a due miglia che quando soffia il vento la puzza ti sveglia la notte, ma ne varrebbe la pena, se solo riuscissi a schiodarle i piedi da quel pianeta di merda che è cenere da cinque anni e mezzo e col cazzo che dalla cenere si risorge, uno ci si può solo soffocare, annerire i polmoni, e così Clem, che l'ultima volta che l'ho vista - sono due anni fa o tre? - tossiva che sembrava dovesse sputare i polmoni. 

I soldi per farcela arrivare a Bullfinch li potrei anche mettere insieme, più o meno, nonostante sia un viaggio che ti cava un occhio per pagarlo, anche perché senza documenti devi fare il giro largo e non puoi certo passare dal Core. Olivia me l'ha già detto che la prenderebbe in casa lei, che una donna in più fa sempre comodo e che per ogni uomo che ha tirato le cuoia in guerra dovrebbero portare sul pianeta una donna, per guadagnarci. Lo dice Olivia perché ci ride, anche se uno di quegli uomini crepati male sotto le bombe alleate era il figlio, quello più giovane che m'ero sposata io, lo stronzo che voleva combattere per il suo bel pianeta e che appena mi sono distratta per accendermi una sigaretta (una, Cristo, la prima sigaretta dopo un mese passato solo a fare incursioni che non ci portavano da nessuna parte e ci facevano guadagnare a stento qualche spanna che poi i bluejacks si rimangiavano) ha alzato la testa troppo in alto e s'è fatto ammazzare, e ben gli sta a Bastian, che quelli come lui - tutti prati e cavalli e tramonti - non sono stati fatti o cresciuti per la guerra: era logico che, tra tutti noi, sarebbe toccato a lui. Alla fine a pregare per i morti me l'ha insegnato Olivia al funerale: io non l'avevo mai fatto, neanche per mio padre e neanche per Jimmey - non era usanza a casa nostra. Per Bastian comunque ho pregato, con sua madre e sua sorella e suo fratello, e la moglie di suo fratello prima che morisse di febbre rossa e i figli di suo fratello quando ancora erano tre e non era rimasto solo quello scricciolo secco di Benedict; avessi dovuto scommettere su chi sarebbe sopravvissuto all'epidemia, di certo su di lui non ci avrei puntato un soldo. Ho pregato anche per lui, e ho iniziato a pregare per tutti, vivi e morti, anche se non lo so se funziona e so per certo che dopo aver finito me ne vergognerò, ma nel caso io tento lo stesso: male non può fare.

Sono mesi che non torno a Tulsa, comunque. Ci volevo tornare a ottobre quando il tempo era ancora buono, gli affari andavano bene con l'equipaggio di Joe Garrett e avevo messo da parte abbastanza, ma poi ci si è messo in mezzo quel farabutto di Tim Meisner e Garrett è finito come tutti i capitani che si tengono le serpi in plancia: a testa in giù sulla Tower. E' un bel posto di merda, Safeport, ma in questo sistema è comunque tutto una merda, e se vuoi lavorare su una nave meglio che ti tiri su un paio di mutande di ferro perché non c'è altro posto dove andare. Che gli affari, poi, sono rallentati pure lì: ormai non c'hai un posto buono dove girarti neanche se lo paghi, tutto il sistema è pieno così di alleati che non vogliono farsi sfuggire la situazione di mano di nuovo e a Safeport con la dittatura militare è pure peggio, fanculo a John Roscoe e all'ammiraglio Renshaw e a tutti i browncoats che non si fanno gli affari loro, adesso non puoi affacciarti al mercato nero che tutti ti annusano per capire se puzzi di legge. 

Non c'è più nemmeno un angolo tranquillo - non uno, dico -, in tutto il 'Verse. Tulsa non è male, ma dalla fine della guerra non è più la stessa, comunque. Nessuno è più lo stesso, dopo la guerra, di sicuro non lo sono Olivia e Bethel, e di certo non lo è Brandon, vedovo e con un figlio che non sa come crescere; gli uomini a certe cose non ci sono capaci, fanno i grossi e con le spalle larghe e la faccia cattiva ma quando gli metti davanti un ragazzino e gli dici è figlio tuo, campalo, li vedi farsi minuscoli e spaventati come i topi che c'hanno dietro il gatto, e scappano veloci così, ma almeno Brandon non è scappato, e questo è qualcosa. Quando arrivo mi vede avvicinarmi da lontano, lui sta facendo a pezzi la legna e io mi ero scordata di quanta strada fosse da Commerce, per arrivare fin qui, e ho i piedi che mi fanno fermati fermati per quanto vanno a fuoco, anche con questo freddo del cazzo. Quando arrivo lui s'è già girato una sigaretta, e la dà a me accesa. C'ha il cipiglio severo, Brandon, che questi uno li lascia ragazzi e li ritrova uomini, quasi vecchi, con tutte le rughe e le cicatrici anche se io lui l'ho conosciuto giovane e allegro e sempre un po' ubriaco. Il primo tiro di tabacco è buono.
- Ce ne hai messo di tempo a far rivedere la tua faccia.
Non gli dico niente, che gli dovrei dire? Di Tim Meisner che ha fatto le scarpe a Joe Garrett e ha provato a mettermi le mani addosso come fa con le sue puttane, o di come sono stata due settimane senza un lavoro che pagasse due soldi e ho dormito nella baraccata come i pezzenti e un cane affamato di quelli lì quasi m'ha staccato un braccio, oppure di come a Tulsa non ci torno perché ci sono troppe croci che conosco piantate per terra, e io non lo so come fa lui a viverci con tutto quel cimitero attorno? Sto zitta, è meglio, e fumo.
- Ma' sta facendo il pranzo per tutti, se glielo vai a dire mette la sedia pure per te.
Va bene. Gli passo accanto e vado verso la veranda, magari Olivia sarà contenta di vederla, la mia faccia.