your face


Mi piaci quando parli con le bestie diceva Bastian, che un po' bestia era anche lui, tutto sfatto e inselvatichito da quei posti dove neanche ci arrivava l'elettricità, e i messaggi se li spedivano ancora con le lettere, quelle scritte a mano che a me hanno sempre ricordato le stupide liste di richieste che mia madre scriveva ai padroni. Quarant'anni ci si è spaccata la schiena tra Cheltenham ed Hexham, quarant'anni, e di sicuro non riuscirebbe a dire ad alta voce una sola volta in cui ha ottenuto qualcosa di quelle liste lunghissime di richieste per le lavoratrici della fabbrica. Magari le piacerebbe quest'angolo di cielo tra Commerce e Grand Saline, ci si abituerebbe all'aria pulita che respirano qua nonostante le acque sulfuree a due miglia che quando soffia il vento la puzza ti sveglia la notte, ma ne varrebbe la pena, se solo riuscissi a schiodarle i piedi da quel pianeta di merda che è cenere da cinque anni e mezzo e col cazzo che dalla cenere si risorge, uno ci si può solo soffocare, annerire i polmoni, e così Clem, che l'ultima volta che l'ho vista - sono due anni fa o tre? - tossiva che sembrava dovesse sputare i polmoni. 

I soldi per farcela arrivare a Bullfinch li potrei anche mettere insieme, più o meno, nonostante sia un viaggio che ti cava un occhio per pagarlo, anche perché senza documenti devi fare il giro largo e non puoi certo passare dal Core. Olivia me l'ha già detto che la prenderebbe in casa lei, che una donna in più fa sempre comodo e che per ogni uomo che ha tirato le cuoia in guerra dovrebbero portare sul pianeta una donna, per guadagnarci. Lo dice Olivia perché ci ride, anche se uno di quegli uomini crepati male sotto le bombe alleate era il figlio, quello più giovane che m'ero sposata io, lo stronzo che voleva combattere per il suo bel pianeta e che appena mi sono distratta per accendermi una sigaretta (una, Cristo, la prima sigaretta dopo un mese passato solo a fare incursioni che non ci portavano da nessuna parte e ci facevano guadagnare a stento qualche spanna che poi i bluejacks si rimangiavano) ha alzato la testa troppo in alto e s'è fatto ammazzare, e ben gli sta a Bastian, che quelli come lui - tutti prati e cavalli e tramonti - non sono stati fatti o cresciuti per la guerra: era logico che, tra tutti noi, sarebbe toccato a lui. Alla fine a pregare per i morti me l'ha insegnato Olivia al funerale: io non l'avevo mai fatto, neanche per mio padre e neanche per Jimmey - non era usanza a casa nostra. Per Bastian comunque ho pregato, con sua madre e sua sorella e suo fratello, e la moglie di suo fratello prima che morisse di febbre rossa e i figli di suo fratello quando ancora erano tre e non era rimasto solo quello scricciolo secco di Benedict; avessi dovuto scommettere su chi sarebbe sopravvissuto all'epidemia, di certo su di lui non ci avrei puntato un soldo. Ho pregato anche per lui, e ho iniziato a pregare per tutti, vivi e morti, anche se non lo so se funziona e so per certo che dopo aver finito me ne vergognerò, ma nel caso io tento lo stesso: male non può fare.

Sono mesi che non torno a Tulsa, comunque. Ci volevo tornare a ottobre quando il tempo era ancora buono, gli affari andavano bene con l'equipaggio di Joe Garrett e avevo messo da parte abbastanza, ma poi ci si è messo in mezzo quel farabutto di Tim Meisner e Garrett è finito come tutti i capitani che si tengono le serpi in plancia: a testa in giù sulla Tower. E' un bel posto di merda, Safeport, ma in questo sistema è comunque tutto una merda, e se vuoi lavorare su una nave meglio che ti tiri su un paio di mutande di ferro perché non c'è altro posto dove andare. Che gli affari, poi, sono rallentati pure lì: ormai non c'hai un posto buono dove girarti neanche se lo paghi, tutto il sistema è pieno così di alleati che non vogliono farsi sfuggire la situazione di mano di nuovo e a Safeport con la dittatura militare è pure peggio, fanculo a John Roscoe e all'ammiraglio Renshaw e a tutti i browncoats che non si fanno gli affari loro, adesso non puoi affacciarti al mercato nero che tutti ti annusano per capire se puzzi di legge. 

Non c'è più nemmeno un angolo tranquillo - non uno, dico -, in tutto il 'Verse. Tulsa non è male, ma dalla fine della guerra non è più la stessa, comunque. Nessuno è più lo stesso, dopo la guerra, di sicuro non lo sono Olivia e Bethel, e di certo non lo è Brandon, vedovo e con un figlio che non sa come crescere; gli uomini a certe cose non ci sono capaci, fanno i grossi e con le spalle larghe e la faccia cattiva ma quando gli metti davanti un ragazzino e gli dici è figlio tuo, campalo, li vedi farsi minuscoli e spaventati come i topi che c'hanno dietro il gatto, e scappano veloci così, ma almeno Brandon non è scappato, e questo è qualcosa. Quando arrivo mi vede avvicinarmi da lontano, lui sta facendo a pezzi la legna e io mi ero scordata di quanta strada fosse da Commerce, per arrivare fin qui, e ho i piedi che mi fanno fermati fermati per quanto vanno a fuoco, anche con questo freddo del cazzo. Quando arrivo lui s'è già girato una sigaretta, e la dà a me accesa. C'ha il cipiglio severo, Brandon, che questi uno li lascia ragazzi e li ritrova uomini, quasi vecchi, con tutte le rughe e le cicatrici anche se io lui l'ho conosciuto giovane e allegro e sempre un po' ubriaco. Il primo tiro di tabacco è buono.
- Ce ne hai messo di tempo a far rivedere la tua faccia.
Non gli dico niente, che gli dovrei dire? Di Tim Meisner che ha fatto le scarpe a Joe Garrett e ha provato a mettermi le mani addosso come fa con le sue puttane, o di come sono stata due settimane senza un lavoro che pagasse due soldi e ho dormito nella baraccata come i pezzenti e un cane affamato di quelli lì quasi m'ha staccato un braccio, oppure di come a Tulsa non ci torno perché ci sono troppe croci che conosco piantate per terra, e io non lo so come fa lui a viverci con tutto quel cimitero attorno? Sto zitta, è meglio, e fumo.
- Ma' sta facendo il pranzo per tutti, se glielo vai a dire mette la sedia pure per te.
Va bene. Gli passo accanto e vado verso la veranda, magari Olivia sarà contenta di vederla, la mia faccia.